
Il programma regionale “20000 abitazioni in affitto” parte grazie ai fondi della Regione, anche se risulta decurtato perché non sono arrivati tutti i soldi promessi dallo Stato; ma per il futuro se enti locali e Regione non attueranno politiche adeguate sarà sempre più difficile garantire abitazioni a prezzi moderati. Mancano aree a costi accettabili e nei piani strutturali dei comuni questo problema non è affrontato in modo adeguato.
E’ questo l’allarme che è stato lanciato dall’assemblea delle cooperative di abitazione associate alle tre Centrali che si è tenuta venerdì 8 ottobre nella Sala Affreschi del Consiglio Regionale della Toscana a Firenze e che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Riccardo Conti, Assessore Urbanistica e Casa della Regione Toscana, Francesco Chianini, Assessore del Comune di Arezzo, Giuseppe Sardu Assessore del Comune di Pisa, Stefano Ciuoffo, Assessore del Comune di Prato, Fabio Minuti, Assessore del Comune di Siena, e le conclusioni di Giovanni Doddoli, presidente di Legacoop Toscana.
Il convegno ha anticipato di pochi giorni la Conferenza sulla casa indetta dalla Regione Toscana, ed è stata l’occasione per fare il punto sugli ultimi anni di stravolgimento dei valori immobiliari, sulla crescita esponenziale del mercato e sulle politiche per la casa.
Le cooperative toscane nel 2003 hanno presentato, in collaborazione con le imprese di costruzione, progetti per sperimentare per la prima volta in Toscana, un’immissione massiccia di abitazioni a basso canone. In questo quadro, sono stati approvati progetti sul territorio per oltre 1000 abitazioni, in cui esiste compresenza di alloggi da assegnare in proprietà e in affitto. Al momento, dei 40 milioni di finanziamento ministeriale previsto per la Toscana nel programma “20000 abitazioni in affitto” ne sono arrivati solo 15. La Regione ha dovuto provvedere con fondi propri (20 milioni di euro) per evitare il rischio di una definitiva battuta d’arresto di un progetto che per la prima volta tenta di immettere case in affitto per calmierare il mercato. Il risultato è che in tutti i capoluoghi di provincia si potranno aprire i cantieri, ma mancano ancora fondi per completare il programma regionale. Chi resterà indietro? Con tutta probabilità i comuni minori ad alta tensione abitativa. Come Agliana, Scandicci, Campi Bisenzio, Viareggio, Montemurlo o Monteriggioni, tanto per fare degli esempi.
E comunque sia grava ancora una forte ipoteca sull’evoluzione futura delle politiche sulla casa: “La concertazione pubblico privato tra comuni, operatori e Regione non ha alternative” ha detto Moni, presidente toscano di Arcat Legacoop nella sua relazione introduttiva, ma le coop di abitazione non sono soddisfatte per come viene proposta, organizzata e praticata. “Non prevedere, come di fatto avviene, negli strumenti urbanistici, piani di zona e aree ove collocare gli interventi abitativi a caratteristiche economiche e sociali, significa lasciare il mercato abitativo esclusivamente a quei prezzi alti che producono esclusione sociale” ha denunciato ancora Moni.